Dove eravamo rimasti?

“Dove eravamo rimasti?”, potremmo dire (citando una domanda che molti ricorderanno).
Eravamo rimasti al 17 febbraio 2020, alle soglie delle dolorose, tragiche settimane che sarebbero seguite. E da lì riprendiamo, riannodando i fili sospesi (e i temi, quasi tutti), ma – ritengo – con un valore aggiunto: il desiderio di essere degni della memoria di quelle settimane, di chi ha sofferto e di chi ha lavorato per alleviare le sofferenze. A questa memoria, così drammaticamente viva a Brescia, il ciclo 2020-2021 è dedicato.
Partiremo con i due capolavori dell’estrema maturità beethoveniana, Nona Sinfonia e Missa solemnis.
Il passaggio dalle tenebre alla luce (di evidente valore simbolico, soprattutto in questo momento) è una delle chiavi di lettura possibili del Fidelio, unico, tormentatissimo lavoro teatrale di Beethoven, cui saranno dedicati due incontri.
Due importanti ricorrenze segneranno musicalmente il 2021: cinquant’anni dalla morte di Igor Stravinskij, e cinquecento dalla morte di Josquin Desprez. Al primo saranno dedicati quattro incontri, e al musicista fiammingo uno spazio importante, nel quadro di una sintetica panoramica (tre incontri) dedicata alla musica nel periodo del Rinascimento.
Due incontri saranno poi dedicati al Macbeth di Giuseppe Verdi.
Altri tre saranno, infine, i nuclei tematici della stagione 2020-2021 di MusicaStoriaMusiche.
Bach, anzitutto: quattro incontri saranno dedicati a “Variazioni. Fughe”, esaminando attraverso queste due antiche forme musicali i contributi bachiani e quelli beethoveniani (si pensi, per esempio, alle Variazioni “Goldberg” ed alle Variazioni “Diabelli”, od alle fughe bachiane ed a quelle dell’ultimo Beethoven). Due incontri, poi, saranno dedicati alle musiche che Bach destinò alle antiche tastiere da lui utilizzate: clavicembalo, clavicordo e organo (con uno sguardo, in prospettiva, al moderno pianoforte).
Poi Mozart: tre incontri dedicati a Le nozze di Figaro, e due alle straordinarie figure femminili che Mozart e Da Ponte misero in scena nei tre capolavori cui lavorarono insieme (Le nozze di Figaro, Don Giovanni, Così fan tutte).
Infine Wagner. Il ciclo dedicato all’Anello del Nibelungo, iniziato due anni fa, dopo la sosta forzata si conclude in questa stagione, con Siegfried e Crepuscolo degli dei. La tetralogia wagneriana fu concepita nel 1848 (sarebbe stata terminata oltre un quarto di secolo dopo, per andare in scena a Bayreuth in forma completa nel 1876): proprio il clima del ’48 europeo nutrì (almeno) la genesi del vasto dramma quadripartito. Wagner fu attore primario delle vicende europee, non solo come artista: in nome della sua fede incrollabile nel potere rivoluzionario del teatro musicale, Wagner agì anche in modo tangibile e operativo, sulle barricate di Dresda, insorto fra gli insorti, accanto a Bakunin e ad altri esponenti del mondo socialista ed anarchico. Avviato nello stesso anno di pubblicazione del Manifesto del Partito Comunista di Marx ed Engels, condividendo di quel ’48 fiamme, fervori e speranze, il Ring wagneriano venne consegnato ai posteri all’epoca di Bismarck e di Guglielmo I, in una Europa del tutto diversa, nella quale si avvertivano i prodromi di una catastrofe senza precedenti. Con particolare riferimento a questo quadro storico, il primo dei sette incontri dedicati al ciclo wagneriano si gioverà del contributo del prof. Rolando Anni (Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia), rinnovando anche quest’anno una collaborazione apertasi col ciclo beethoveniano del 2020.

Francesco Iuliano

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