Scansione temporale degli eventi rappresentati

L’Oro del Reno, abbiamo detto, inizia in un tempo … senza tempo: è il tempo prima che il tempo inizi a scorrere.
Nel tempo non misurabile che intercorre tra la fine dell’Oro del Reno e l’inizio della Walkiria, Wotan (lo apprendiamo nella prima giornata, Die Walküre, atto II) si è unito a una donna umana, dando inizio alla stirpe umana dei Velsunghi.
E proprio con Die Walküre il tempo inizia a scorrere secondo il parametro degli umani. Nelle poche intensissime ore di tempo rappresentato in cui l’azione si svolge i due gemelli si amano e Sieglinde concepisce il figlio che si chiamerà Siegfried. Tra la fine della Walkiria e l’inizio del Siegfried devono trascorre quei pochi anni necessari perché Siegfried nasca e cresca nella foresta con Mime fino a diventare un ragazzone – immaginiamo di diciassette o diciotto anni – che non conosce la paura. Le sue vicende nella Seconda giornata (Siegfried) e nella Terza (Götterdämmerung) paiono essere in perfetta continuità cronologica: la vita dell’eroe, il suo incontro con Brünnhilde, il loro sacrificio, tutto accade in pochi giorni. Poniamo che Siegfried inizi un lunedì mattina: la scena finale di Götterdämmerung avrebbe così luogo nella notte tra il venerdì e il sabato della stessa settimana (sul punto le opinioni divergono).

Siegfried Atto I
LUNEDÌ, GIORNO
[azione: Mime e Siegfried. Mime e il Wanderer. Siegfried e Notung]
L’indicazione si trova all’inizio della Scena III: Mime guarda con gli occhi sbarrati dritto davanti a sè nella foresta illuminata dal sole

Siegfried Atto II
NOTTE TRA LUNEDÌ E MARTEDÌ
MARTEDÌ, GIORNO
[azione: Alberich e Wotan nella foresta. Siegfried e Mime nella foresta. Siegfried uccide il Drago. Siegfried uccide Mime].
Indicazione all’inizio dell’Atto II: Notte oscura, più che mai densa sul fondo…
Indicazione alla fine della scena I: Crepuscolo del mattino
Indicazione all’inizio della Scena II: Sul fare del giorno entrano Mime e Siegfried
Indicazione verso la fine della Scena III, dopo l’uccisione di Fafner: È mezzogiorno

Siegfried Atto III
NOTTE TRA MARTEDÌ E MERCOLEDÌ
MATTINA/GIORNATA DEL MERCOLEDÌ
[azione: Wotan ed Erda. Siegfried e Wotan. Siegfried e Brünnhilde].
Indicazione all’inizio della Scena I: Notte, turbine, uragano…
Indicazione all’inizio della Scena III: il vapore lascia scorgere il sereno azzurro cielo del giorno

Götterdämmerung Prologo
NOTTE TRA MERCOLEDÌ E GIOVEDÌ
ALBA DEL GIOVEDÌ
[azione: le Norne. Commiato tra Siegfried e Brünnhilde].
Indicazione all’inizio del Prologo Parte I: Sulla rupe delle Walkirie (come nel finale della seconda giornata). Notte
Indicazione alla fine del Prologo Parte I: Albori del giorno – Aurora nascente
Subito dopo le parole Aurora nascente la scena, senza altre indicazioni, mostra Siegfried e Brünnhilde che “escono dalla stanza scavata nella roccia”. Tutto lascia pensare che il luogo dell’azione sia lo stesso della prima parte del Prologo (che è poi dichiaratamente lo stesso del Terzo atto di Die Walküre, vale a dire la Rupe delle Walkirie, e di conseguenza della Scena III Atto III di Siegfried) e che Brünnhilde e Siegfried entrino in scena simultaneamente alla espressione di terrore delle Norne alle prese con la fune strappata e con i foschi presagi che ciò comporta. Si tratta di una ardita giustapposizione di piani temporali reciprocamente incompatibili: le Norne sono creature sovrannaturali, e per di più tendono la fune lungo la quale passato presente e futuro (dunque: il tempo) assumono senso in un contesto cosmico. Dunque il tempo delle Norne non è affatto quello degli eventi umani scanditi da orologi e calendari. Viceversa l’uomo e la donna che “escono dalla stanza scavata nella roccia”, per quanto abbiano origini e frequentazioni divine o semi-divine, sono semplicemente un uomo e una donna, mortali, per i quali il tempo è scandito dai ritmi dell’esistenza: Siegfried, nipote di Wotan ma figlio di mortali (Siegmund e Sieglinde), è nato in questa condizione; Brünnhilde, figlia di dèi (Wotan ed Erda) è divenuta donna mortale al risveglio dal sonno incantato.
Resta quindi da comprendere quanto tempo mortale sia trascorso tra l’esplosione passionale del finale del Siegfried e l’apparizione in scena di Brünnhilde e Siegfried nella seconda parte del Prologo di Götterdämmerung.

Le opinioni in proposito sono discordanti: per alcuni si tratterebbe di alcune settimane, o alcuni mesi; qualcuno pensa addirittura un anno. Altri (e io concordo con questa opinione) immaginano che l’uscita di Siegfried e Brünnhilde “dalla stanza scavata nella roccia” avvenga il mattino seguente al loro primo incontro: i due, in sostanza, si incontrano (e Siegfried bacia Brünnhilde risvegliandola) sotto il sereno azzurro cielo del giorno (come dice la didascalia wagneriana all’inizio della III scena del III atto del Siegfried), trascorrono la giornata e la notte conoscendosi e amandosi, e compaiono in scena (nel Prologo di Götterdämmerung) con la successiva aurora nascente, vale a dire poche ore dopo. Après l’amour, insomma.
Wagner, che sembra essere generalmente piuttosto preciso, in questo caso è estremamente reticente sulla scansione temporale degli eventi, il che ci lascia la meravigliosa libertà di congetturare. Il piacere delle supposizioni (e persino delle fantasticherie) sugli aspetti che l’autore ha lasciato in ombra, in questo caso, tuttavia, a ben vedere ruota intorno a un punto niente affatto marginale: quanto tempo Brünnhilde e Siegfried trascorrono insieme prima che l’eroe, con Spada e Tarnhelm, salga in groppa a Grane, caval donato, lasci in dono a sua volta l’Anello alla donna, e parta per nuove avventure?
Se infatti cercassimo di fondare la risposta su principi di verosimiglianza e di ragionevolezza, dovremmo senz’altro dar ragione a chi ritiene che i due, prima di separarsi, almeno un po’ di tempo insieme lo dovrebbero aver trascorso. Che racconto sarebbe, infatti, quello in cui l’eroe raggiunge la bella addormentata dopo mille peripezie (un nano maligno, un drago feroce, due omicidi, un uccellino della foresta, spezzare la Lancia del Signore degli dèi, scalare la rupe, varcare la barriera di fuoco magico), i due scoprono insieme la passione amorosa superando paure ancestrali, si amano, e dopo un paio d’ore si lasciano, perché lui “deve fare l’eroe” e quindi se ne va? Sarebbe un racconto sconclusionato, e illogico.
D’altra parte quello che accade dopo non ha certo i contrassegni della verosimiglianza: il filtro dell’oblio e il relativo antidoto; la subitanea passione di Siegfried per Gutrune, la conquista di Brünnhilde per interposto Tarnhelm; l’Anello che passa di mano inspiegabilmente; Brünnhilde, troppo facilmente tratta in inganno, che diviene complice dell’assassinio di Siegfried, salvo poi – illuminata – comprendere tutto e immolarsi sulla pira; il braccio di un cadavere che si leva minaccioso. Tutto ciò oscilla tra la fiaba (inverosimile e narrativamente fragile, nel modo in cui tutte le fiabe devono essere), e la leggenda, in una cornice da melodramma vero e proprio, con tanto di terzetto dei cospiratori: una combinazione di ingredienti (e di registri) che rischierebbe di trasformarsi in intruglio, se non fosse considerata nel contesto del dramma quadripartito. Quello che in via generale parrebbe logico, dunque, in un contesto del genere sarebbe incongruo: se, poniamo, Brünnhilde e Siegfried avessero trascorso insieme un annetto di luna di miele, o anche solo un mese, il loro livello di intimità e di fiducia reciproca avrebbe solo potuto crescere: questo certo non avrebbe evitato che attraverso l’oblio indotto dal filtro ingannatore Siegfried dimenticasse del tutto Brünnhilde, ma probabilmente avrebbe reso Brünnhilde più resistente e cauta nel sospetto verso Siegfried. Viceversa, in un contesto in cui tutto accade tumultuosamente, senza spazio per la riflessione, secondo una sorta di predestinazione alla quale nessuno (nemmeno Wotan!) può porre rimedio, e i personaggi – pur animati da intense passioni tutte umane – agiscono quasi automaticamente, ciascuno verso il proprio destino, tutti verso la comune catastrofe rigenerante: in un contesto del genere il sottintendere il tempo perché si formasse una certa consuetudine intima e familiare tra Brünnhilde e Siegfried sarebbe stato, questo si, incongruo.
Se questi argomenti hanno pregio, ne consegue che nulla vieta (anzi!) di pensare che l’uscita della coppia dalla stanza scavata nella roccia si verifichi al levar del sole della giornata che segue il loro primo incontro.
Dunque possiamo proseguire la scansione temporale in perfetta continuità: i due si incontrano il mercoledì, si svegliano il giovedì mattina, e…

Götterdämmerung atto I, scene I e II
GIOVEDÌ, INTERA GIORNATA
il viaggio di Siegfried lungo il Reno, l’incontro coi Gibicunghi

Götterdämmerung atto I, scena III
Götterdämmerung atto II, scena I

GIOVEDÌ SERA
NOTTE TRA GIOVEDÌ E VENERDÌ
[azione: Waltraute e Brünnhilde. Siegfried (Gunther) e Brünnhilde. Hagen e Alberich]
Indicazione alla fine della III scena del I atto, alla fine dell’incontro tra Waltraute e Brünnhilde e appena prima che entri in scena Siegfried nelle sembianze di Gunther: S’è fatta sera
Indicazione all’inizio della scena I dell’atto II: È notte

Götterdämmerung atto II, scene II- IV
Götterdämmerung atto III

ALBA DEL VENERDÌ
GIORNATA DEL VENERDÌ
NOTTE TRA VENERDÌ E SABATO
[azione: L’intreccio finale e l’epilogo]
Götterdämmerung atto II, scena II, III, IV
Indicazione all’inizio della scena II: Il Reno si colorisce sempre più fortemente delle vampe dell’aurora
Götterdämmerung atto III, scena II
Indicazione verso la fine della scena II, dopo l’uccisione di Siegfried: il crepuscolo, che è già iniziato a scendere
Götterdämmerung atto III, scena III
Indicazione alla fine della scena II: La luna rompe tra le nubi e illumina con luce sempre più viva il corteo funebre
Indicazione all’inizio della scena III: È notte. Luce di luna a specchio sul Reno.