Quella melodia non ha mai smesso di parlare a donne e uomini

Ho accolto molto volentieri l’invito del Lions Club Parma Host, gentilmente rivoltomi dal Presidente Sergio Bandieri, a prendere parte alla serata d’apertura del Club, per l’annata 2020-2021. Mi è stato chiesto di svolgere una relazione che avesse attinenza con le celebrazioni dell’anno beethoveniano e, data la rilevanza che nel cerimoniale lionistico ha l’ascolto del tema del quarto movimento della Nona Sinfonia di Beethoven, abbiamo convenuto che questo fosse il tema del mio intervento, che avrà luogo venerdì 18 settembre, Collegio dei Nobili, Certosa di Fontevivo (serata ad inviti). Il conosciutissio incipit beethoveniano evoca da sempre ideali nei quali lo spirito dei Lions Clubs si riconosce: oltre a ciò, tuttavia, esso risulta particolarmente consonante con la frase che il Governatore del Distretto Lions 108 Tb, Gianni Tessari, ha scelto come motto per la sua annata, “Servire nella Gioia”, amplificazione di quello che da sempre è il motto dei Lions Clubs International, “We Serve”. Alla Gioia come energia vitale e senso stesso dell’esistenza del genere umano è intitolata l’Ode di Friedrich Schiller (Ode an die Freude) che Beethoven utilizzò come testo per il monumentale finale della sua ultima sinfonia, il cui tema noi conosciamo semplicemente come “Inno alla Gioia”.

Apprendiamo ad associare il cosiddetto “Inno alla gioia” ad ideali di pace, di fratellanza, di solidarietà forse fino dall’infanzia: lo sappiamo perché qualcuno ce lo ha insegnato e spiegato, ma anche per il carattere di quella melodia, semplice, comprensibile, orecchiabile, ma non banale, piena di slancio ma a suo modo maestosa. Da giovani e da adulti conosciamo poi altre implicazioni di quel motivo, più specifiche (quella melodia, priva del testo di cui in Beethoven è intonazione, è divenuta Inno dell’Unione europea e dell’Europa stessa), ma in perfetta sintonia con quegli ideali.
Perché quella melodia possiede questa forza? Perché é riuscita a parlare, in modo quasi ingenuo ma solenne, a generazioni e generazioni di esseri umani, indicando sempre la via per essere migliori e per operare per un mondo migliore?
Quella melodia è il tema fondamentale del quarto e ultimo movimento della Nona (e ultima) Sinfonia di Ludwig van Beethoven, che risale al 1822-24: ma intorno a quella melodia la sua mente musicale lavorava da molti anni, e da un tempo ancora maggiore accarezzava l’idea di mettere in musica il testo di Friedrich Schiller, l’Ode alla Gioia. Giunto alla piena maturità, a pochi anni dalla fine, Beethoven pervenne alla pacificazione dei tormenti di ogni tipo da cui la sua vita fu segnata fin dall’adolescenza: i mali dell’anima e del corpo, il travaglio creativo, i tormentati rapporti col mondo “esterno”.
La Nona sinfonia è testimonianza di questa pacificazione, e del raggiungimento di una visione superiore, artistica e umana: una risposta tanto più efficace e forte in quanto (questo è il punto) nasce dalla potente volontà, dal bisogno si dovrebbe dire, di comunicarla agli altri esseri umani e di non tenerla criptata in un linguaggio oscuro, sebbene sia frutto di una sapienza artistica senza pari. Ecco perché quella melodia non ha smesso di parlare alle donne ed agli uomini, dal tempo di Beethoven fino a noi.

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