Quando il saggio indica la luna…

… lo stolto guarda il dito.

“Saggia” non è certo la signora della fotografia, la professoressa Mirella Serri, che in queste ore ha provocato l’ennesimo stracciamento di vesti, attività nella quale si eccelle à gauche, ma questa volta du côté de la droite: la signora passa per essere una intellettuale, di quelli che gli stracciavestine di destra appellano con disprezzo intellò.

Saggezza vorrebbe, invece, che non guardassimo il ditino degli stracciatori di vesti, mentre la luna è là, enorme, sinistramente luminosa: la luna che illumina l’assoluta, inveterata e persistente mancanza di rispetto che il ceto accademico italiano ha per la grande musica, l’Alma musica, la musica dei compositori.

Pessima l’uscita della Serri? Naturalmente sì: non ci sono parole sufficienti per stigmatizzarla.

Ma se provassimo a interpellare trenta, quaranta, cinquanta, cento docenti di facoltà di Lettere negli atenei italiani, quanti correrebbero il rischio di esporsi a situazioni come il vergognoso sfondone della Serri, o a simili fesserie, farfugliando di compositori classici? Secondo me più di quanti immaginiamo, purtroppo.

Il tema è autenticamente politico (non da tifoserie “politiche”, come purtroppo usa in Italia, e non solo: l’affaire Serri lo dimostra).

La “cultura” accademica italiana non è “anti-musicale”: è piuttosto a-musicale. La musica, per la stragrande maggioranza dei professori universitari delle facoltà di Lettere, semplicemente non esiste: dico, quella che chiamiamo “musica classica”. Per cui, non solo la professoressa Serri può baldanzosamente proclamare sciocchezze come quella che la sta gratificando di una effimera ma penosa celebrità (“Wagner appoggiava il nazismo, ed è stato finanziato da Hitler”: ipsa dixit), ma molti altri suoi colleghi di molti Atenei italiani sarebbero in grado di dire sciocchezze simili, di maggiore o minor gravità, e impunemente. E costoro tramandano, di generazione in generazione, da maestro ad allievo, questa monumentale ignoranza rispetto ad un fondamentale patrimonio artistico, intellettuale, culturale, umano, che ha contribuito a plasmare la storia dell’Occidente: la musica, quella di Bach e Beethoven, quella di Mozart e di Verdi, di Schubert e di Wagner.

Perché questa ignoranza è gravissima e nociva?

Perché, per esempio, non puoi spiegare ai tuoi studenti la letteratura dell’Ottocento italiano senza conoscere il melodramma, quella del primo Seicento senza conoscere l’opera di corte. Né puoi spiegare la storia europea dei cruciali anni Quaranta-Settanta del XIX secolo senza conoscere Wagner, o quella della finis Austriae senza conoscere Mahler e Schönberg. E via (lungamente) dicendo …

Serri, che in tutta la sua pluridecennale attività di accademica, di saggista e di “intellettuale” ha del tutto ignorato – a quanto pare – l’esistenza della musica, si permette di nominare a sproposito un grande compositore, infangando l’arte e la cultura, solo per un argomento da “tifoseria politica”: antico, brutto vezzo, a sinistra come a destra.

La gaffe della Serri è solo un dito nella piaga.